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CROLLINO QUESTE ISTITUZIONI COME LE MURA DI GERICO

febbraio 2014 by:

Si rampogna, ci si straccia le vesti, per le Offese alle Istituzioni. Ma esse che sono, come sono? Leggiadre come le Grazie, ossia le tre Càriti dei greci (Eufrosine, Aglaia e Talia, figlie, tanto per cambiare, di uno Zeus più infaticabile di D.Strauss-Kahn)? Illibate come le sei Vestali, che se perdevano la verginità prima d’aver servito trent’anni nel tempio di Vesta venivano seppellite vive? Sororali e pie come le compagne di Maria ai piedi della Croce?

Abbiamo abbellito troppo. Le nostre Istituzioni sono le deformi cariatidi che puntellano la Più Bella delle costituzioni: parlamento a due Sentine; centinaia di presidenze, consulte, consigli; migliaia di collettori periferici di tangenti e acque reflue; una partitocrazia sfrontata; metà di tutta la corruzione d’Europa; la peggiocrazia al potere; i diritti delle frange trasgressive piuttosto che i sentimenti dei più. Le Istituzioni statuiscono le nostre sventure.

Sono il riferimento finale delle imprese che chiudono (mille al mese, contando le piccole), i saccheggi e i furti con destrezza dei politici, dei boiardi, dei mandarini infedeli. Alle Istituzioni devono riconoscenza i ricchi se diventano sempre più ricchi. Esse sono i top manager superpagati laddove dovrebbero lavorare gratis, come fece Lee Iacocca per tenere in vita Chrysler. Alle Istituzioni devono riconoscenza i poveri sempre più poveri.

Di Josè Antonio Primo de Rivera, fondatore del falangismo sociale, fu detto e scritto dai settari -dagli altri no- tutto il male possibile. Ma che avesse più cuore dei nostri intellettuali di sinistra, lo dica questo suo brano: “Si vive Usted en un Estado democratico (lui aveva scritto ‘liberal’), procure ser millionario, y guapo, y listo (furbo), y fuerte. Pero ay de los millones de seres (esseri) mal dotatos! Para esos el Estado democratico es feroz. Para esos -sujetos de los derechos mas sonoros y mas irrealizables- seran el hambre (fame) y la miseria. Vosotros, ciudadanos pobres, si no aceptàis las condiciones que nosotros os impongamos. morireis de hambre, rodeados de la maxima dignidad democratica!” Superfluo aggiungere che lui Josè Antonio, marchese e figlio del Dictador, era “guapo y fuerte”.

Le Istituzioni sono quasi tutti i volti del nostro Stato canaglia, forte solo coi deboli. Sono i faccendieri, i portaborse, i signori delle tessere e delle urne, i trombati preposti agli enti inutili, i quirinalisti e gli altri giornalisti di palazzo, i tanti parassiti e  farabutti che manteniamo signorilmente. Sono la Rai invincibilmente scroccona e pullulante di parenti. Sono Berlusconi, Boldrini e altri figuri da vituperio. Sono le scuole che non possono fare manutenzione né comprare la carta igienica. Sono i vitalizi camorristici dei bonzi di Stato, degli ‘ndranghetisti mimetici, dei consiglieri di tutte le Regioni. Sono i disoccupati senza soccorsi -se non ci fossero le mense dei preti, i loro figli non mangerebbero- laddove i cassintegrati iperprotetti percepiscono per lunghi anni.

Le Istituzioni sono un debito pubblico che si ingrossa laddove lo si era dichiarato criminalmente alto. Sono le troppe tasse sui morti di fame.     Sono i miliardi per gli F35, le fregate, i droni, le altre super-armi che deliziano il similsovrano Partenopeo e i suoi feldmarescialli a quattro stelle. I quali ultimi fanno di noi la più implausibile delle nazioni mercenarie al servizio -non retribuito- degli USA. Anche i generali egiziani sono asserviti al Pentagono, ma da esso si fanno pagare.

Le  Istituzioni sono le menzogne sfrontate: che la mano pubblica possa riaprire le fabbriche che chiudono, creare posti di lavoro, trattenere le imprese che preferiscono la Polonia. Sono le maestranze delle fabbriche senza mercato: fingono di lottare per la dignità del lavoro, in realtà  pretendono il benessere piccoloborghese a spese dei contribuenti.

Le Istituzioni sono tagliare i reparti di oncologia pediatrica invece che  le ambasciate, che centinaia di altre cattedrali della vanagloria, che altri lupanari del malcostume.  Sono il non chiudere il Quirinale grosso corpo del reato, reggia dei peggiori papi della storia, oggi quasi tutti residenti all’Inferno. Sono agghindare i Due Marò, per le telecamere, con uniformi sartoriali da fotomodelli, e ciò per alludere alle eccellenze della nostra moda pederasta. Sono la fecalità del contesto e della temperie.

Insomma chiunque viva nella Malarepubblica, o ci abbia a che fare, conosce gli sconci che sono la realtà delle Istituzioni. Che scempiaggine è ergersi alla loro difesa, laddove sono da abbattere?

L’odio del popolo sta montando. Se la congiuntura economica si farà misericordiosa, le Istituzioni otterranno uno o più rinvii dell’esecuzione,

quelli che ottengono gli inmates dei bracci della morte statunitensi. Ma condannati sono,  gli inmates come le Istituzioni. Che crollino, come le mura di Gerico agli squilli delle trombe di Giosuè, il successore di Mosè. Con o senza l’impulso di un pugno di eversori di genio, il popolo si liberi delle Istituzioni.

Siamo entrati nell’era dei prodigi tecnologici.  Progettiamo di estrarre minerali dagli asteroidi e da Marte. Quasi nulla è più impossibile alle genti che decidano di gestirsi da sé: democrazia diretta o semidiretta. Che ambiscano a impadronirsi delle poche Istituzioni giuste: perché divengano l’opposto  delle nostre.

Porfirio