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GUAI EPOCALI SE RENZI NON SARA’ BEN PIU’ AMBIZIOSO CHE OGGI

febbraio 2014 by:
2pugnalatori

Stavolta sono state scritte parole semplici e vere su una questione generale che avrebbe potuto tirare in ballo la filosofia della storia, il destino, la deriva dei continenti e dei sistemi, molto altro. “Le forti personalità che di tanto in tanto appaiono possono fare la differenza” ha ragionato Angelo Panebianco. “Ma spesso falliscono, non riescono a prevalere sui poteri diffusi e anonimi che se ne sentono minacciati”. Parla naturalmente di Matteo Renzi, del suo “tentativo di ridare forza alla politica rappresentativa allo scopo di ridare forza a se stesso”. Magari il punto davvero importante proposto da Panebianco non è che “la decisione del presidente del Senato di costituire la sua assemblea come parte civile contro Berlusconi potrebbe far fallire l’accordo Renzi-Cav (…) forse l’ultima opportunità prima di contemplare scenari da repubblica di Weimar”. Non è il punto importante in quanto né un’eventuale vendetta guerrigliera di Silvio contro la magistratura, né un possibile naufragio dell’Italicum sono all’altezza di provocare una catastrofe wagneriana quale la fine di Weimar. Più centrale l’argomentazione: “L’indebolimento della democrazia rappresentativa è stato compensato dal rafforzamento dell’amministrazione e della giurisdizione. Nulla può la democrazia senza il placet della burocrazia e della magistratura. E poiché sono strutture per la conservazione dell’esistente, queste ultime non permetteranno alla politica di introdurre cambiamenti”. In più, “la delegittimazione della politica rappresentativa porta alla ribalta i movimenti antiparlamentari”. Insomma, conclude il Nostro, “la politica è impotente nei confronti del contesto”. Sia chiaro, va osservato, che la politica quale noi la conosciamo, ossia la malapolitica, è non solo vittima, anche correa del contesto. In ogni caso il contesto trionfa su ogni sforzo. Il contesto è ben peggio del Cav, della proporzionale, dell’ingovernabilità, della morte stessa delle elezioni e della democrazia. Se il contesto è il suo nemico mortale, è lapalissiano che Renzi dovrà rottamare il più possibile del contesto e della vecchia politica. Non solo i personaggi, anche le istituzioni e le prassi. Se avrà l’ambizione soverchiante di Alcibiade, il nipote di Pericle che un po’ anticipava Cesare Borgia; se vorrà i trionfi temporanei di Cola di Rienzi, oppure quelli duraturi di Ataturk, il Fiorentino d’assalto non potrà non rovesciare il tavolo, non potrà non contrapporsi frontalmente al sistema intero, non potrà non spegnere la neonata Terza Repubblica con la crudezza del direttore vichingo dello zoo di Copenhagen: perché la Terza è una giraffa di troppo, e i leoni sono affamati (sono i giovani senza lavoro, sono l’antipolitica, sono metà dei sardi che rifiutano di votare, sono le mille imprese che hanno chiuso ogni giorno dell’anno, eccetera). Se riterrà di non poter fare il trucidatore di giraffe, se si contenterà delle possibili soddisfazioni dei primi Cento Giorni (p.es. l’Italicum, una legge cosmetica sui jobs, una rimodulazione del Senato che salvaguardi seggi e buste paga dei dipendenti), Matteo Renzi finirà sconfitto. Per vincere, sulla distanza dovrà risultare l’Eversore, il Chirurgo amputatore, il Liquidatore fallimentare degli assetti e degli equilibri sorti nel 1945, carta costituzionale compresa. Probabilmente non farà queste cose perché gliene mancheranno la tempra e la coerenza implacabile: allora il suo posto nella storia sarà quello di un Goria come tanti. Non potrà invocare ad attenuante il dettato costituzionale, perché la Carta è zero. Andrà riscritta in grande, alla zoo vichingo, nella prospettiva di superare la delega elettorale, di sperimentare forme alternative di democrazia cominciando da quella semidiretta e selettiva, basata sul sorteggio. In Italia quella rappresentativa è agli sgoccioli. Lo sanno bene Panebianco e i suoi colleghi, solo che non dicono mai cosa le succederà. Se le demolizioni renziane non verranno, non è detto che la Terza Repubblica perirà presto. Probabilmente vivrà della longevità malata dell’impero di Bisanzio, anzi di quello di risulta dei Comneni a Trebisonda. Andrà meglio se la Terza potrà diventare una specie di District of Columbia o di Commonwealth of Puerto Rico dell’Unione Europea. A voler conservare un rango più decoroso, se non Renzi altri non potrà non smantellare la repubblica della Casta, questa di Partenopeo e del Contesto, con più cattiveria di come de Gaulle sfasciò la Quatrième.  A.M.C.