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TRA I PRIMI SCACCHI DI RENZI NON NANIZZARE I FONDI AL QUIRINALE

febbraio 2014 by:
pres

Mentre si avvicina l’uragano sociale, Dio sa quanto sarebbe giusto si facessero economie là nella casa condominiale degli Italiani, dove Partenopeo veglia sui nostri destini, detta condoglianze a vedove e orfani dei suicidi per debiti, autorizza commesse per droni, ordina rilucidature alle argenterie e alle sciabole dei corazzieri. Ogni milione che si risparmiasse nei superbi palazzi e tenute presidenziali (che, non dimentichiamolo, possediamo in comproprietà) produrrebbe Niagara di investimenti nei comparti in sofferenza, persino nella moda e nelle altre nostre eccellenze fetide. Però toglietevi la pubblica parsimonia dalla testa.

Non sappiamo se il “Corriere” di un tempo, quando non era House Organ del lusso e delle tendenze, avrebbe intitolato una colonnina “Quirinale: 27 milioni di risparmi in tre anni”, come ha fatto l’8 febbraio. Il titolo induceva a pensare a tagli per 27 milioni. Invece no. Sul Colle più erto (che un tempo i romani chiamavano, salvo errore, Magnacavallo o Magnanapoli) non si è deciso di abbassare la spesa. Si è rinunciato ad alzare di 27 milioni la voce Retribuzioni e Pensioni, in prima linea quelle dei padreterni del Palazzo: il Segretario Generale e i Consiglieri del Presidente della Repubblica.

Il bilancio di previsione per il 2014, “al netto dei fondi di riserva e degli effetti contabili delle partite di giro, ammonta a 236,9 milioni”. I poveri, i malati, i disperati del Bel Paese non diano troppo peso alle proprie sventure. Si rallegrino del signorile decoro, con alloggio in reggia e usufrutto dei giardini tra i più belli del mondo, con cui trattiamo i cortigiani di Partenopeo. Per le sventure, sperino negli effetti contabili delle partite di giro.

Quanto in particolare ai Consiglieri di palazzo, non si capisce perché il Similsovrano non debba pagare da sé i loro consigli. Non elabora senso democratico dello Stato da quando, poco più che ventenne, piacque al luogotenente di Stalin Palmiro Togliatti, e così partì un cursus honorum -mai gratuito per l’erario e non terminato- sessantacinquennale? E poi: può necessitare di consigli (fattura ai contribuenti) un vegliardo prenovantenne che serve il popolo dai giorni aurorali in cui nacque la Prima Repubblica? Non sarebbe più lieto il popolo se il Vegliardo del sommo Colle destinasse ai reparti di oncologia pediatrica ciò che costano i suoi consiglieri? Si può capire che i giganteschi corazzieri siano indispensabili alla protezione del Sommo Inquilino (anche se lo Stato destina in più a detta protezione centinaia di militari e poliziotti che gravano su altri bilanci). Ma i Consiglieri, con un Principale così sapiente, non portano vasi a Samo e nottole ad Atene?

Quali che siano i giri di parole e le bugie del mandarino quirinalizio, lingua ben più altera del burocratese delle Poste o delle Ferrovie, l’ Arcipresidenza continua a dilatare i suoi costi. Esigerebbe 9 milioni all’anno in più se la collera di decine di milioni di potenziali sanculotti ucraini non cominciasse a farsi minacciosa.

Si aggrava dunque l’esposizione politica, anzi penale, dei capi dello Stato e del governo (per non parlare di varie Procure della Repubblica) ad accuse di violazione dell’obbligo di cancellare lo squilibrio tra il superbo trattamento del primo Cittadino, con la sua corte, e le risorse della collettività al sesto anno di recessione. Qualsiasi avvocato di provincia, specie se esperto di class action, potrà sporgere denuncia di reato, con qualche prospettiva di successo.

E’ illegale, oltre che immorale, imporre a una delle nazioni più indebitate della storia oneri di rappresentanza e spocchia nettamente superiori a quelli accettati da Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti, tanto più ricchi della Terra dei Precari. Le cui plebi cominciarono nel modo peggiore a lesinare sul cibo perché la Reggia risplendesse: nel 1870 il neonato Regno della pellagra e della tbc si dette una capitale che da quindici secoli si accresceva del fasto temporale della Chiesa. Fasto talmente delinquenziale da essere ripudiato dal Papa d’oggi. Fecero la loro parte i Savoia, Mussolini, i costruttori della repubblica fondata sul lavoro e redimita degli allori partigiani bella ciao.

Matteo Renzi ha già cominciato a mancare ai suoi doveri, in ogni caso alle sue promesse, non mettendo in programma di miniaturizzare la prima di tutte le spese improduttive, Quirinale e dipendenze. E’ al di là di ogni dubbio: le funzioni del capo dello Stato possono essere svolte con il 25% dei fondi attuali. Tre quarti degli ambienti fisici della Reggia, nove decimi degli addetti sono superflui. Una delle ville romane, o un palazzetto d’epoca di dimensioni medio- piccole, è sufficiente. I ricevimenti fastosi, soprattutto se diplomatici, vanno aboliti. I corazzieri, che hanno la sola mansione di torreggiare (alla sicurezza seria provvede la Questura) siano sostituiti da gigantografie low cost made in Taiwan. Tutto il resto va liquidato. Per un minimo di rappresentanza costano meno le agenzie di PR e catering.

E’ ozioso elencare le opere giuste che si compiranno amputando di 180 milioni il bilancio del Quirinale. Ed è inutile aggiungere che le residenze già pontificie- sabaude-malarepubblicane saranno, coi loro arazzi e opere d’arte, il più ricco di carati dei gioielli da offrire sul mercato, mettendo in concorrenza i nouveaux riches del pianeta.

Per Partenopeo è troppo tardi, ma Matteo Renzi potrà salvarsi dalla class action, o peggio. Un suo collega persino più brillante, Manuel Godoy primo ministro di Carlo IV re di Spagna a 25 anni, sfuggì per miracolo alla plebe decisa a linciarlo. Accadde ad Aranjuez, un’altra reggia. Matteo, pensa a figli e moglie precaria. Non impietosirti per il leasing BMW dei cortigiani del Colle, mettili sul lastrico con ogni possibile corazziere, palafreniere e lacché!

Poche ore fa un panettiere campano si è ucciso per una sanzione del Fisco. Quanto durerà la mansuetudine degli italiani, la riluttanza a fare come gli ucraini?

Porfirio