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IN EREDITA’ DALLA NOBILE COSTITUENTE 24 CARATI DI CLEPTOCRAZIA

aprile 2014 by:
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Con la notizia che l’80% del Consiglio della Regione Campania è sotto processo per peculato, truffa e/o altro -per il restante 20% le prove sono forse insufficienti- si è raggiunta la certezza che otto politici della Repubblica su dieci sono ladri, truffatori e altro. Come mai certezza? Perché per i Legislativi delle altre regioni le cronache ci hanno fornito, o stanno per fornirci, elementi d’accusa inoppugnabili. Va da sé, su scala nazionale si ruba in altri modi: più in grande, con più classe.

Passi per la porcina cleptocrazia esercitata dall’Assemblea del Lazio, il cui retaggio dovrebbe risalire alle glorie dei Quiriti e alla Lupa che allattò i Gemelli fatali. Ma raccapricciante è il caso del Piemonte, che fece l’Italia. Le furfanterie a Torino del Consiglio succeduto al sabaudo Parlamento Subalpino hanno fatto inorridire le redazioni di nera persino prima e più di quelle campane e siciliane. Date tempo al tempo e la mappatura nazionale del reato istituzionale sarà completa.

Insomma, per il Paese delle molte eccellenze -affascinante ed estroso; ricchezze d’arte esorbitanti; arte del vivere collimante con la leadership enogastronomica; moda in gestione diretta degli Dei; modellato dalla Più Bella delle costituzioni; alloggia il più sommo dei politicanti in una reggia quale gli imperatori del pianeta, da George Washington a Obama, non possono permettersi; per il Paese di tante eccellenze, dicevamo, due sole sentine parlamentari (una delle quali da chiudere per ristrutturazione), più il CNEL, erano poche. Di qui le 21 cloachine regionali. Lì gli eletti del popolo, appaltatori della sovranità socialità e purezza nate dalla Resistenza, rubano tutto il rubabile. Il primato del malaffare progressista, quanto meno tra i paesi dell’OCSE, è al di là di ogni dubbio.

Se incontrate qualche Tersite che dica male delle Istituzioni e della Più Bella (il personaggio eponimo sparlava dei capi degli Achei sotto le mura di Troia; Odisseo lo malmenò brutalmente; Achille lo uccise con un pugno, sempre per la sua maldicenza); se dunque incontrate qualche Tersite il quale lamenti un’esiguità del legato ideale della Costituente, zittitelo. La Costituente ci ha lasciato un ceto politico quale l’Occidente intero se lo sogna così vasto, vorace e ricco di parenti.

La domanda sorge spontanea: può sopravvivere una Repubblica gestita, cioè saccheggiata, da una fauna politica che è l’orca (=il predatore più carnivoro dei mari circumpolari) della politica professionale mondiale? Risposta: non in eterno, finchè non arriva il Giustiziere, impersonante il Tedio della democrazia, la Repubblica può sopravvivere. La Chiesa non è viva nonostante 15-17 secoli di nepotismo -lo praticò per ultimo Pio XII- e di assalto ai beni destinati ai poveri dai morenti ricchi? E l’Impero d’Oriente, generato dal marcire di quello d’Occidente, non durò fino al 1453?

Si tranquillizzino dunque Rodotà, Zagrebelski, Bindi, l’Allucinato a 5 stelle, altre prèfiche della Carta. Per un tot di tempo i protagonisti della democrazia continueranno a rubare, più o meno con destrezza, più o meno in spirito e pratica di fedeltà alla Costituzione.

Porfirio