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OBAMA GUERRAFONDAIO ALLA POINCARE’?

aprile 2014 by:
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Cento anni fa di questi giorni Raymond Poincaré, presidente della Francia e inconsueto egemone della sua politica estera/militare, faceva il molto che poteva perché scoppiasse una Grande Guerra da 10 milioni di morti. Era odiosamente bravo: un solo anno da uno dei tanti presidenti del consiglio e nel 1913 entrava all’Eliseo come il più illustre dei francesi. Nel dopoguerra fu a capo di cinque governi, e tra l’altro salvò il franco. Aiutato persino dal fatto d’essere cugino del massimo matematico di Francia, Poincaré realizzò l’ambizione della sua vita: la Revanche sulla Germania che nel 1870 aveva umiliato il più potente esercito d’Europa e strappato l’Alsazia e mezza Lorena. Nessuno fu più efficace del Grande Revanscista nell’istigare Sergej Sazonov, padrone della volontà dello Zar, al mostruoso conflitto che avrebbe distrutto l’impero dei Romanov, generato la Rivoluzione e ucciso l’imperatore con tutta la sua famiglia. Ma Poincaré non seppe prevedere che un ventennio dopo Versailles il Terzo Reich avrebbe annientato per sempre la grandezza della Francia.

Se il Nostro fu individualmente il più guerrafondaio tra gli statisti del 1914, è ovvio che i responsabili della più criminale mattanza della storia composero un grosso plotone cui meno di un anno dopo si sarebbero uniti i nostri geniali Salandra, Sonnino, il Re Soldato e l’Insuperabile -sul serio- tra i nostri poeti.

Ciò premesso, che gioco sta facendo l’uomo che dalla Casa Bianca ha cercato di camuffare il fallimento nell’Afghanistan scagliando droni assassini sui pakistani? Magari, ricordando d’avere ricevuto, Dio sa perché, un premio Nobel per la pace, Obama non fa sul serio con le sue minacce (la Russia che ha schernito come “potenza regionale” saprebbe usare i propri missili micidialmente). Tuttavia è oggettivo: l’Uomo dei droni si comporta da nemico dei disoccupati e di tutti i poveri quando rampogna quei governi europei che meditano -un quarto di secolo dopo la caduta del Muro- di ridurre le spese militari. L’Obama che proclama “l’Europa è unita agli USA” impone una leadership che i diplomatici con la feluca hanno scritto nei loro trattati chiffons de papier, ma che i popoli sempre più detestano. Gli italiani gli spagnoli i francesi i greci non hanno più né motivo né vero obbligo di restare coatti nella Nato.

I trattati si possono, in certe circostanze si devono, stracciare. Così pure le commesse militari: per punirci d’averlo ipoteticamente fatto il Pentagono dovrebbe mettere in campo gruppi di armate, flotte navali e aeree, logistiche talmente smisurate da non potersele permettere. Come guerrieri gli americani hanno dimostrato d’essere tra i meno efficienti. In un pezzo recente (“Molti nemici ci minacciano ma Giorgio è War President come G W Bush”) abbiamo ricordato che per espugnare l’isola nipponica di Kiushu gli Stati Uniti impiegarono una settantina tra portaerei e navi da battaglia, più il decuplo di altre unità, più il centuplo di aerei. L’avere sganciato sull’Indocina più bombe che nell’ultimo conflitto mondiale non salvò gli USA dalla sconfitta più ignominiosa.

Nessuno crede che Obama cerchi veramente di chiamare alle armi l’Europa contro Putin, tanto folle sarebbe. Però le pressioni che Foggy Bottom (il Dipartimento di Stato) esercita su

quasi tutti i governi del pianeta perché si dissanguino comprando materiale bellico soprattutto made in USA sono intollerabili. L’Italia con altri satelliti dovrebbe rifiutarsi, uscire dall’Alleanza Atlantica. L’Obama che contro i tagli sui bilanci militari proclama “la libertà non ha prezzo” dice una menzogna pari a quelle di Goebbels e del primo ministro gen. Hideki Tojo, che gli americani impiccarono. Tra l’altro, quando Washington era onnipotente, le armi le dava gratis ai satelliti. Oggi esige che, in tempi di recessione e di spending review, gli acquisti dei satelliti sostengano il Pil del paese più militarista della storia.

Dall’ex-stalinista arroccato nel Quirinale, come in passato dai Prodi e dai D’Alema, il padrone americano ottiene ancora obbedienza e ordinativi: questo un giorno contribuirà alla débacle degli ex-stalinisti, e pure di Matteo Renzi se non dirà no a Obama. E’ incerto che all’Uomo dei droni vada altrettanto bene con governi amici meno condizionati del nostro dall’inclinazione a servire indistintamente tutti.

A.M.Calderazzi