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UN SAPERE SFIGURATO: TRE LIBRI E UN’IDEA

giugno 2014 by:

The fundamental problem is that designers are obliged to use current  information to predict  a future state that will not come about  unless their  predictions are correct (John Chris Jones)

Molti, probabilmente, tra   coloro i quali leggeranno questo articolo, sanno che nel febbraio  del 2011  un terremoto ha devastato una delle città più importanti  della Nuova Zelanda.  Ma non tutti  possono immaginare che il racconto fotografico  dei mesi successivi,  Christchurch, the transitional City (Freerange press2012),pubblicato grazie alla determinazione e visione di due giovani architetti italiani, Eugenio Boidi e Irene Boles, può  essere considerato, oltre ad  una testimonianza preziosa, anche  un  epifenomeno dell’ultimo libro di Nadia Urbinati, docente di Teoria Politica alla Columbia University

Nadia Urbinati in Democrazia Sfigurata: Il popolo fra opinione e verità (Egea  2014)  ci invita  ricordare – per non finire in derive populiste o plebiscitarie – come  la democrazia rappresentativa è un sistema diarchico   in cui la «volontà»,  ossia il diritto di voto e tutte le procedure e le istituzioni che   regolano la formazione di decisioni vincolanti e sovrane, e l’«opinione», ossia la sfera extra istituzionale delle opinioni politiche, si influenzano e collaborano senza mai fondersi.

Pur  ammettendo che, oggi, la democrazia, godendo di una “solitudine planetaria”, non ha legittimi concorrenti non essendo stata inventata altra forma di governo più rispettosa della libertà civile e politica, l’autrice segnala come la stessa democrazia non  è certo invulnerabile. Non lo è  per due  motivi: la privatizzazione  e la concentrazione di potere nella sfera di formazione dell’opinione e la crescita di forme demagogiche  e polarizzate di consenso che dividono l’arena politica in gruppi faziosi e tra di loro ostili. Come  ci hanno abituato i dibattiti politici che più che a un  “forum pubblico di idee”, quali dovrebbero essere, assomigliano alle temute, conflittuali e sfibranti riunioni di condominio.  E – da non dimenticare – libertà non significa solo godere del diritto di voto ma anche della possibilità, per tutti, di partecipare  alla formazione  dell’opinione mediante  la formulazione e la condivisione di idee.

Già ma non è così facile  per le idee formarsi ed essere formulate in un  paese, come  l’Italia,  in cui le spese della cultura continuano a diminuire, come  ricorda un altro libro,  appena pubblicato da Laterza, di Giovanni Solimine, Senza sapere  dove viene ricordato  -una volta di più con gli ultimi dati  Ocse alla mano – che le spese per la cultura – sia per la formazione individuale nelle scuole di vario ordine  e  grado e sia per la formazione collettiva – continuano a diminuire a differenza dei paesi del Nord Europa dove a un aumento del grado di competenze, corrisponde un aumento di ricchezza e di maggiore stabilità  sociale e politica. Ecco allora che  è facile  trovare un nesso tra i rischi che corre la democrazia nel nostro Paese e l’abbassamento delle spese per la cultura, considerando che la formazione dell’opinione non può passare solo attraverso i mass- media televisivi, ma anche, e soprattutto, attraverso un lavoro capillare di formazione, informazione e discussione

Le fotografie di Eugenio Boidi e di Irene Boles documentano i molti  progetti  che  hanno coinvolto la città di Christchurch,  nei mesi successivi al terremoto,  raccontando  di momenti collettivi e di approfondimento  riflessivo, capaci di diventare “un’opinione”,  di cui i politici ne devono e ne dovranno tenere conto. Come per 500 days: Churchill Park, un  progetto che ha individuato una sorta di luogo della memoria e della speranza, lì dove   gli abitanti  di ChCh  per sconfiggere, nei giorni successivi alla tragedia, i momenti  di totale smarrimento hanno scritto su decine di mattoni le loro speranze  e le loro paure. O  come il progetto di Lyttelton Petanque club  che  ha trasformato un’area privata, una volta sgombrati i detriti, in un’opportunità di  aggregazione sociale e di “opinione espressa”. Tanto da decidere  che quell’area non sarà più edificabile ma diventerà una piazza per la comunità, secondo la lezione  dell’urbanista americano Lewis Mumford secondo cui A city, properly speaking, does not exist by the accretion of houses, but by the association of human beings

La difesa della nostra democrazia, intesa come la capacità di potere esprimere le nostre opinioni  si fonda, dunque,  sulle capacità e competenze  culturali  del singolo le quali non devono essere diminuite ma devono essere aumentate. Basterebbe che ci governa si convincesse che è arrivato il tempo di riconoscere e promuovere il concetto, anche davanti l’Unione Europea, di  “sostenibilità culturale”, intesa come la necessità per una società di creare quelle condizioni affinché si possano generare sempre e comunque momenti riflessivi.  Non sembra così difficile   da realizzare: basta non avere paura di scendere nella piazza delle idee. E’ il minimo se vogliamo continuare a far vivere la democrazia.

Monica Amari