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SOGNO E LAVORO: DAL KIBBUTZ AL COMPUTER

settembre 2014 by:

Terza rassegna di cinema israeliano indipendente

dal 27 al 30 Settembre
al Teatro Franco Parenti
SALA A COME A
via Pier Lombardo 14

www.teatrofrancoparenti.it

a cura di Marta Teitelbaum e Marco Sabella

 

Cinematov, terza edizione della rassegna di cinema israeliano contemporaneo indipendente – a cura di Marta Teitelbaum e Marco Sabella – propone una programmazione di undici film che hanno come filo conduttore l’idea e il ruolo del lavoro nella società israeliana. Sullo sfondo ci sono secoli di storia del popolo ebraico in Europa, con la proibizione di svolgere i mestieri “normali”, a cominciare da quelli dell’agricoltura. La discriminazione nel campo del lavoro è stata il primo tra i “ghetti”. Di qui l’importanza storica e identitaria del lavoro per gli ebrei israeliani.

L’obiettivo di “liberare il lavoro” (liberarlo dai vecchi condizionamenti e anche dallo “sfruttamento capitalistico”) è stato al centro della corrente del “sionismo socialista”, che associava al ritorno in terra d’Israele il sogno di una società più giusta ed egualitaria. Emblema di questa scommessa era, e in parte è ancora, il kibbutz. Prima idealizzato e poi diventato un sogno infranto, il kibbutz è stato a lungo uno dei temi preferiti dal cinema israeliano.

E’ questo il sogno delle cinque pioniere, protagoniste del documentario del 2013, Halutzot (Le Pioniere), di Michal Aviad (in programma sabato 27 alle ore 22:30). All’inizio del XX secolo, queste donne giungono dalla Russia in Palestina per fondare una nuova società, giusta ed egualitaria. Co-fondatrici del kibbutz Ein Harod, dovranno prendere atto delle difficoltà che si presentano loro durante un aspro cammino.

Sottolineiamo il film d’apertura,  Avodà (Lavoro) del 1935 (Sabato 27, alle 19:00), realizzato dal fotografo e regista cinematografico Helmar Lerski, uno dei più importanti della sua epoca. Lerski, vicino all’espressionismo tedesco, influenzato dalla scuola del découpage dei formalisti russi e maestro del ritratto, ha vissuto per un lungo periodo in Palestina, dove ha girato diversi film, che raccontavano l’ideologia dei pionieri attraverso la sinfonia delle sue immagini. Ha lavorato con registi del calibro di Fritz Lang, per Metropolis, Il gabinetto delle figure di cera di Paul Leni e La montagna dell’amore di Arnold Fanck.

Esisteva però, già negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, un altro Israele: quello delle piccole e sperdute cittadine d’immigrati, dove il diritto al lavoro è sempre stato una lotta quotidiana come nel film, che ha ottenuto il Prix Italia della Rai, Lehem (Pane) del 1986 (Lunedì 29 alle 20:30) di Ram Loewy. Al tempo stesso il sogno del “lavoro liberato”, di cui erano portatori soprattutto gli ebrei giunti dall’Europa, ha messo in luce la divisione tra le diverse comunità alla base della popolazione israeliana.

Irrompe come un carnevale con i suoi colori, nella giornata dedicata a una maratona di documentari (Domenica 28), Bubot Nyar (Bambole di Carta) del 2006. Questo film di Tomer Heymann, segue le vicende di sei “trans” filippini che durante la settimana lavorano come badanti prendendosi cura di persone anziane e nel weekend, a Tel-Aviv, una delle città più moderne e con maggior concentrazione di giovani in Israele, si esibiscono in spettacoli di ‘drag queen’. Dopo la proiezione (alle 17:45) il regista parteciperà a una tavola rotonda con Asher Salah, docente all’Accademia di Belle Arti Bezalel di Gerusalemme.

Domenica 28, alle ore 20:30, segnaliamo la proiezione del pluripremiato Beith-lehem (Betlemme) di Yuval Adler (6 Ophir, i premi dell’Accademia israeliana di cinema, il premio per il miglior film nei “Tre giorni di Venezia” 2013). Leitmotiv tristemente fertile per i cineasti israeliani, il conflitto israelo-palestinese, fa da sfondo alla storia di un agente dei servizi israeliani di sicurezza e un adolescente palestinese, suo malgrado informatore di quello; tra i due nasce fiducia e affetto ma la dura realtà avrà la meglio sui sentimenti. Nel film partecipano attori  palestinesi e israeliani.

Questi sono solo alcuni degli spaccati di vita che ruotano attorno alla sfera tematica del lavoro che potrete ritrovare nel ricco percorso proposto dalla rassegna. Gli spunti di riflessione intavolati dai film, rendono particolarmente evidente gli aspetti umani, direttamente o indirettamente riguardanti la dimensione del lavoro o più semplicemente il luogo del lavoro come microcosmo nel quale si palesano amori, odi conflitti familiari, sogni e delusioni.

Si segnala inoltre che nella giornata di Sabato 27, di seguito ai film, il regista e fotografo Ruggero Gabbai condurrà il dibattito. Dopo il film No’ar (Gioventù) di Tom Shoval (ore 20:15), ci sarà un intervento del giornalista e critico cinematografico Giancarlo Grossini. A partire da Domenica 28, il discorso critico sarà animato dal docente all’Accademia di Belle Arti Bezalel, Asher Salah, direttamente da Gerusalemme a Milano per l’evento.

Per maggiori informazioni contattare:

Marta Teitelbaum: +33612186110,  associazionekaleidoscopio@gmail.com

Marco Sabella: 3474346958

Davide Maria Esposito: +33788217007,  davidemaria.esposito@gmail.com