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RINUNCIARE ALLA RIVOLUZIONE FORSE PERDERA’ PAPA FRANCESCO

gennaio 2015 by:

Una doppia pagina di Repubblica sui ‘nemici di Francesco”, in particolare un articolo di Marco Ansaldo, sembrano annunciare come possibili: 1) uno scisma al vertice della Chiesa, oppure negli Stati Uniti; forse persino un antipapa; 2) una morte improvvisa e sospetta del pontefice. Cose molto gravi, sempre che Repubblica non stia eccedendo in

sensazionalismo. Il giornale capofila del laicismo ha riferito di accuse a Francesco d’essere ‘strano’; di turbamento dei fedeli di fronte a certe sue riforme; della barca di Pietro in cui parte dei vogatori remano contro; di un drappello di cardinali che sono ‘teocon’,  si oppongono a novità come il dialogo con gli atei e coi diversi; di altre obiezioni alla linea “destabilizzatrice” di Bergoglio.

Si menziona persino una posizione ‘sedevacantista’; se le parole hanno un senso, i sedevacantisti considerano questo papa illegittimo nei fatti, dunque la Sede è vacante. Insomma Francesco sarebbe circondato di lupi che cercano di azzannarlo. Forse il fatto più sintomatico di questo disagio è una tesi di Vittorio Messori: Bergoglio è ‘imprevedibile’ e con ciò stesso disorienta il cattolico medio. Antonio Socci giornalista d’attacco ha sostenuto che il papa “è l’idolo dei media, di gruppi di sinistra e, chissà perché, ‘dei membri del parlamento europeo’.

Forse questi segni di crisi sono sopravvalutati, forse no. In ogni caso non possono stupire. La storia della Chiesa conosce in abbondanza scismi, eresie, sollevazioni. Conosce, eccome, gli assassinii di papi nei secoli più tormentati: Nulla si può escludere a priori;  ma forse è presto per annunciare scismi e avvelenamenti.

Ci sono, non possono non esserci, ambienti minoritari che da Bergoglio si aspettavano altro. Non tanto l’infittimento di enunciazioni idealistiche richiamantesi all’avanguardia degli “Spirituali”, o Fraticelli, che molti secoli fa, appena morto il Santo di Assisi,  tentò invano di opporsi ai propositi di temperare la coerenza francescana, di accogliere i compromessi mondani e il temporalismo. Furono sostenuti da questo o quel principe, da questo o quell’ambiente della Chiesa ufficiale, ma risultarono sconfitti. Anche l’Ordine francescano divenne ricco e socio del potere.

Le minoranze, forse esigue, che “si aspettavano altro” constatano in Bergoglio una rinuncia ad esercitare il ruolo rivoluzionario che nelle prime settimane era apparso connaturale alla sua personalità e ad alcuni suoi atteggiamenti, così lontani da quelli convenzionali. Inarcia di liberazione dagli idoli del nostro tempo: dal materialismo capitalista al consumismo, alla dissacrazione di tutti gli slanci. Essendo l’uomo più conosciuto e più rispettato del pianeta, Francesco poteva/doveva andare oltre la leadership religiosa. Poteva/doveva mettersi alla guida di un’umanità in cerca di rigenerazione, un’umanità fatta anche di agnostici e di miscredenti: proprio in quanto banditore di una riscossa non necessariamente condotta dalle fedi tradizionali. L’Uomo più conosciuto del pianeta avrebbe fruito di un potenziale di leadership senza confronti anche in termini laici e terreni; avrebbe goduto di un ‘avviamento’ formidabile.

Sempre che conquistasse i popoli grazie ad alcune iniziative cla un tempo della modernità segnato  dallo smarrimento, dalla debolezza non solo dei credi religiosi, anche dei valori e costumi civili, degli ancoraggi etici, questo papa così difforme dallo stampo tradizionale, questo papa che disdegnava i segni della grandezza mondana, avrebbe potuto/dovuto proporsi, non solo ai credenti, come l’Innovatore totale, come il maestro e il Mosè della grande Mmorose, ad alcune    innovazioni traumatizzanti, che lo facessero conduttore delle genti e riformatore di civiltà, in termini terreni oltre che religiosi. Avrebbero dovuto essere novità dirompenti, tutt’altre cose delle solite allocuzioni, dei soliti appelli e Angelus, inutili da venti secoli.

Un gesto di impatto straordinario, un sisma duro, avrebbe potuto essere l’abbandonare Roma, ossia un retaggio di misfatti. Come asserzione di guida totale sarebbe stato ben più eloquente e alta che questo o quel provvedimento sugli organici e le procedure della Curia. Avrebbe anche fatto bene a liberare la Cristianità, non solo la sua Chiesa, di una parte dei beni materiali e commerciabili, cominciando dalle opere d’arte. Avrebbe  dovuto far risultare con atti concreti, non con definizioni e formule oratorie, la volontà di aprire un’altra era. Un trauma grave nella cristianità avrebbe annunciato l’avvento di tempi scandalosamente nuovi.

Nulla di evangelicamente scandaloso è avvenuto, e diffilmente avverrà sotto Bergoglio. Non impressionano gli atti finora compiuti e i propositi annunciati.  Non può emozionare la nomina di porporati di provenienze diverse da quelle consuete. E nemmeno possono avvincere le innovazioni retoriche quali lo psicologismo di elencare tra i morbi ecclesiastici lo “Alzheimer spirituale”. Oppure l’esortazione, sempre del papa, a non far uscire dalle chiese i bambini che piangono. Pianti e schiamazzi dei bambini trovano solidali, persino compiaciuti, solo genitori e congiunti perfettamente ignari dello spasimo di cercare di parlare con Dio, e di farlo in chiesa. Tale spasimo è una tragedia esistenziale: nulla da mettere sul bonario. Il papa cui spetterebbe d’essere Mosè ha doveri assai più gravi che voltare le chiese a kindergarten e i preti a babysitter.

I nemici di Francesco gioiscono di certe ingenuità. Vedono più facile azzannarlo: tanto più in quanto, non facendo la rivoluzione, egli non ha i popoli dalla sua.

l’Ussita