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NON AMAVA LA PSEUDODEMOCRAZIA LEE KUANYEW IL CAVOUR ASIATICO

aprile 2015 by:

A Lee, il padre-padrone di Singapore morto giorni fa novantaduenne, si attribuisce una formula secondo cui la democrazia non giova allo sviluppo economico. Di sviluppo Lee si intendeva, avendo inventato Singapore non solo come città-Stato insolitamente ben gestita in termini di efficienza, ma anche come turbina generatrice di reddito. E’ una delle Tigri asiatiche, seconda per reddito pro capite solo al Giappone. Tenendo anche conto che Lee era di etnia cinese, forse si può pure dire che abbia mostrato la via alla Cina, brillante operatrice di progresso produttivo senza democrazia. E’ lecito ipotizzare che mai Pechino avrebbe realizzato i suoi conseguimenti se si fosse consegnata al parlamentarismo, alla partitocrazia e ai ludi sindacali.

Il presidente Obama aveva definito Lee “una figura leggendaria nella prospettiva di due secoli”. In effetti, sulla scena asiatica era stato una specie di Camillo Benso di Cavour, il quale su una scena europea dominata da quattro grandi imperi aveva svolto un ruolo di statista ben superiore alla dimensione del regno di Sardegna.

C’è stata poca democrazia nelle opere e nei giorni di 02Lee Kuanyew. Rampollo di una famiglia cinese ricca, poi caduta in bassa fortuna, aveva avuto inizi politici difficili: per esempio era fallito un progetto per cui si era molto speso, l’integrazione tra Singapore e i paesi malaysiani. Poi aveva collezionato soprattutto successi, non solo economici. Vinse sette elezioni generali, e in quattro di esse il suo partito (PAP) ottenne tutti i seggi. Con 31 anni da Premier, il suo era stato il mandato di governo più lungo della storia. Poco dopo essersi ritirato aveva messo come primo ministro il figlio, brigadier generale Lee Hsienloong; e il figlio lo aveva proclamato ‘Minister Mentor’, in pratica Tutore del governo. Di fatto una canonizzazione moderna. E’ chiaro che avrebbe potuto farsi Re del più prospero degli Stati del Sud Est asiatico.

Caratteristico del paternalismo energico di Singapore che il codice penale contempli in grande il caning, le punizioni corporali ereditate dal regime coloniale britannico. Conosciamo il numero di esse eseguite in un anno recente (quasi 6500). Come negare la logica della punizione corporale -in gioventù sofferta senza drammi dallo stesso Padre della patria- quando esse scongiurano la detenzione: lunga, costosa e devastatrice?

Il pensiero politico-economico di Lee, oggi impartito anche oltreconfine da un’apposita fondazione e Scuola superiore, è di fatto un maoismo nazional-liberista, i cui insegnamenti sono stati senza dubbio più efficaci dei precetti del Grande Timoniere. Si ripropone così l’interrogativo: la Cina sarebbe diventata la maggiore economia del pianeta se Deng

Xiaoping, oltre a ripudiare la rivoluzione permanente e culturale di Mao, avesse introdotto nell’Impero di Mezzo la plutodemocrazia all’occidentale, partiti elettoralismo diritti tangenti? E la Spagna avrebbe avuto la modernizzazione degli anni Venti -case popolari, un inizio di Welfare (strade, canali, Paradores, industrie)- se Miguel Primo de Rivera non fosse stato Dictador filosocialista fino al 1930?

Anthony Cobeinsy