Home » Idee/Fatti del Mondo

TRA I GRANDI STATISTI MODERNI IL PIU’ BUGIARDO FU ROOSEVELT

luglio 2015 by:

I suoi seguaci lo identificarono col New Deal, che però fu opera assai meno rilevante del vantato. In realtà fu l’uomo del WW2; e dette a credere che prima di Pearl Harbor il suo governo, pur parteggiando per la Gran Bretagna, assolvesse largamente agli obblighi della neutralità imposti dalla maggioranza degli americani. Fu una menzogna; così come nel 1940 si fece rieleggere promettendo agli americani che avrebbe difeso la pace. Preparava attivamente l’intervento.

Nel giugno 1940, quasi un anno e mezzo prima dell’attacco nipponico alle Hawaii, il primo ministro Churchill arrivava allo scontro finale col generale (poi maresciallo) Archibald Wavell , comandante britannico nel Mediterraneo. Lo giudicava poco aggressivo nei confronti dell’Asse (Wavell non aveva ancora sloggiato gli italiani dalla Cirenaica; sarà premiato col titolo di Earl of Cyrenaica). Il Premier temeva che in tal modo Wavell confermasse l’impressione di non pochi, che la Gran Bretagna attendesse la salvezza dall’intervento degli Stati Uniti; intervento voluto da Roosevelt, non dagli americani. Roosevelt non andava indebolito: le elezioni presidenziali incombevano a novembre. Ripetiamo. Siamo 15 mesi prima di Pearl Harbor, che secondo la bugia presidenziale, determinò gli americani alla guerra.

In realtà gli incontri segreti a Washington tra gli Stati Maggiori britannico e americano -denominati in codice ABC-1 (per fissare la strategia alleata dopo l’intervento degli USA) cominciarono a fine gennaio 1941. E la Carta Atlantica sugli obiettivi della guerra fu firmata su una corazzata britannica “in navigazione nell’Atlantico” nell’agosto 1941, quando gli Stati Uniti non erano in guerra. In realtà Roosevelt prima ancora dell’accordo di Monaco aveva lanciato il piano per costruire quindicimila aerei da guerra all’anno.

In una lunga lettera dell’8 dicembre 1940 Churchill chiese apertamente a Roosevelt “un atto decisivo di non-belligeranza costruttiva” che rafforzasse la resistenza britannica contro l’Asse. In particolare, la Marina statunitense doveva proteggere contro gli U-boot i convogli britannici nell’Atlantico ( la Gran Bretagna aveva già perduto 2 milioni di tonnellate). Washington doveva fornire naviglio mercantile per 3 milioni di tonn., più 2.000 aerei al mese. Infine, i crediti in dollari del Regno Unito essendo già esauriti, gli USA dovevano entrare nel conflitto.

Una settimana dopo, per preparare gli americani alla presentazione della legge Affitti e Prestiti, il presidente mentitore si rivolse loro con la parabola dell’uomo cui la casa andava a fuoco e del vicino che gli prestava la canna dell’acqua. Churchill ringraziò enfaticamente: la Legge, cioè la canna dell’acqua, era “il più nobile atto della storia delle nazioni”.

Piuttosto il governo di Londra fu scosso dalla durezza delle condizioni finanziarie. Gli americani esigettero la revisione contabile di tutti gli attivi britannici nel mondo. E non ci sarebbero stati aiuti prima che la Gran Bretagna avesse dato fondo a tutte le sue riserve in oro e in valuta. Una nave da guerra statunitense fu mandata a Città del Capo a prendere in consegna le ultime scorte d’oro di Sua Maestà. Churchill giustificò: il Presidente voleva tutelarsi contro i circoli antibritannici di casa sua. E’ stato osservato (Max Hastings, “Finest Years”, pp.171-174) che “i britannici sottostimavano il numero di americani che li detestavano. Li consideravano imperialisti, altezzosi ed esperti nell’arte di far combattere agli altri le proprie guerre”. L’ultima vittima era stata la Francia, che si era fatta annientare dal Reich perché plagiata da Londra. Nel 1939 Parigi non aveva nessuna rivendicazione seria nei confronti della Germania, dunque nessun motivo grave per combattere un solo ventennio dopo la mattanza della Grande Guerra, se non un trattato con la Polonia, preso sul serio da nessuno, infatti non rispettato né da Parigi né da Londra.

Ad ogni modo erano stati gli acquisti britannici di armi nel 1940 ($4,5 miliardi in contanti) a lanciare il boom bellico che sollevò gli USA dalla Grande Depressione. Questo consentì a Roosevelt di difendere il montare degli aiuti a Londra: ”Dobbiamo essere il grande arsenale della democrazia”. Nella primavera 1941 Washington dichiarò l’Atlantico occidentale “zona di sicurezza panamericana”, stabilì basi in Groenlandia, ordinò il subentro in Islanda delle truppe americane a quelle inglesi, autorizzò la riparazione del naviglio britannico nei porti americani e, soprattutto, di lì a poco fece scortare dalla U.S.Navy i convogli britannici nell’Atlantico.

A fine autunno 1941 la Casa Bianca era pronta alla guerra anche col Giappone: ma erano le forze americane che non erano pronte. Quindi il finto negoziato con Tokyo, con condizioni statunitensi inaccettabili, doveva continuare. Ma il 7 dicembre venne Pearl Harbor. Roosevelt lo proclamò il giorno dell’infamia nipponica. Non disse che nell’Atlantico la guerra non dichiarata degli USA contro il Reich durava già da mesi.

Morendo improvvisamente di emorragia cerebrale a Warm Springs (12 aprile 1945) FDR mancò all’apoteosi della vittoria. Gli fu risparmiato di dover spiegare perché nel 1940 considerava vitale “per l’America” la vittoria della Gran Bretagna e invece, a guerra finita, lasciava l’impero britannico in fin di vita e in una quasi-miseria che sarebbe durata vari anni. In realtà per il geniale volere di FDR l’impero era passato agli Stati Uniti, dopo le premesse poste nel 1917-18 dalla guerra di Woodrow Wilson e dalla conferenza di Versailles da lui dominata.

La differenza rispetto all’impero britannico è che quest’ultimo era fatto di colonie, di Dominions e di pompe monarchiche; quello americano di Stati “sovrani”, magari miserabili, interamente soggetti a Washington. Gli USA promossero a pseudo-nazioni quasi tutti i possedimenti altrui; e in genere li inchiodarono alla miseria. Però Washington, specie sotto Obama, è assai meno razzista che l’impero di Albione, per mantenere il quale Churchill aveva voluto WW2 (perdendo interamente detto impero). P.es. l’Italia non è trattata molto meglio del Botswana nero.

A.M.C.