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LE COSE GROSSE CHE RENZI NON FARA’ LE FARA’ SOLO UN EVERSORE VERO

ottobre 2015 by:

Uno che credette in un Matteo Renzi unico potenziale demolitore e ricostruttore del nostro sistema politico, deve riconoscere d’avere sbagliato. Un anno e mezzo di governo è la prova che Egli non può e non vuole cambiare le cose grosse. Centinaia di propositi minori, qualche provvedimento apprezzabile, ma quasi tutto resta come prima, con in più la vulnerabilità del benessere consumistico. La pessima tra le Costituzioni moderne grava sempre su di noi, intatta, a organare il più intoccabile dei cattivi assetti collettivi dell’Occidente.

A valle del trionfo del Rottamatore abbiamo un capo dello Stato che incarna, come nessuno potrebbe meglio, la continuità e invincibilità del Vecchio Ordine. Abbiamo un debito schiacciante e un spesa reale che crescono invece di diminuire. La Ragioneria dello Stato sta rivedendo al rialzo le previsioni di spesa di quasi tutti i ministeri. Beninteso le maggiori uscite che si annunciano non sono richieste se non marginalmente da erogazioni virtuose, p.es. per soccorrere i veri profughi di guerra, o per investire in quelle regioni semi-desertiche dell’Africa dove in due anni è piovuto una sola volta e non sopravvivono gli uomini e il bestiame di cui campavano. Nessun programma nuovo e meritevole, invece sì il mantenimento di andazzi e di disvalori.

Fatto p.es. un piccolo taglio (25 milioni) alla vergognosa spesa per le nostre ambasciate, esse costeranno ancora, da sole, 629 milioni. Un Renzi avrebbe dovuto amputare di mezzo miliardo questo capitolo, il capitolo della vanagloria parvenue delle sedi diplomatiche tra le più chic, fatue e inutili del pianeta. Al confronto è quasi rispettabile -è tutto dire- l’incremento (450 milioni) del bilancio della Difesa; bilancio che dovrebbe essere addossato quasi per intero a quelli del Pentagono/della Nato.

Non è stato né chiuso e venduto al migliore offerente, né interamente convertito nel maggiore museo del mondo, il palazzo del Quirinale, eccessiva reggia di un caponotabile, monumento della ferocia anticristiana di alcuni papi del Rinascimento, poi dell’egoismo di quattro monarchi sabaudi. Il solo bilancio corrente della reggia, per non parlare del suo valore immobiliare, basterebbe a finanziare gli impianti solari o eolici per estrarre acqua dagli strati profondissimi di alcune terre subsahariane; o per dissalare un po’ di mare. La durezza di cuore dei nostri governanti, dal primo all’ultimo imbellettati di socialità, stupisce gli osservatori più malevoli.

Matteo Renzi non ha fatto e non farà niente per contenere l’invasione dei migranti economici, nell’unico modo che è possibile: un gigantesco, doloroso per i contribuenti, piano Marshall contro la miseria nel mondo. Troppo legato, Renzi, al concetto tradizionale secondo cui uno Stato non ha obblighi etici fuori dei propri confini. I miserabili crepino; gli elettori possidenti siano sgravati di tasse, laddove dovrebbero essere convinti/costretti ad accettare di impoverirsi.

Matteo Renzi non è nemmeno certo di riuscire a depotenziare un Senato grottescamente dannoso. In realtà esso non va depotenziato, va abolito: contestualmente alla riduzione a un terzo del numero, del costo e della nocività dei deputati (come di tutti gli altri gerarchi espressi dalle urne).

Quali siano stati nel settantennio post-fascista gli uomini e i partiti del potere, noi non abbiamo un ordine democratico, non uno preferibile ai regimi rozzamente autoritari. Abbiamo un ordine plutocratico-parlamentare nel quale gli elettori bassi sono in tutto impotenti, la ricchezza e le collusioni restano decisive, i divari sociali si allargano invece di ridursi, la corruzione e il cinismo di massa dilagano.

Sia chiaro: le grandi opere che Renzi non farà, nessun altro le farà. La nostra classe di potere è una scadente consorteria di reucci-proci, i principali tra i quali -i Prodi, i Berlusconi, i D’Alema. i Bersani, i Letta, gli improvvisati che tentano di sostituirli- hanno dimostrato ad abundantiam la loro nullità quali conduttori del Paese. Questo dà la certezza che quando Renzi cadrà, le prospettive saranno persino peggiori. La Repubblica, nata malata di partitismo ladro, non può essere riformata. Non può guarire. Va abbattuta con le sue Istituzioni da un soprassalto di consapevolezza e di vitalità.

Bisogna ripudiare la nostra legalità. E’ la legalità di uno Stato-canaglia, fondato e malversato dai peggiori tra noi.

A.M.C.