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L’EROISMO DI SAVONAROLA NEL NOSTRO FUTURO

ottobre 2016 by:

L’eroismo di Savonarola
nel nostro futuro

Il supplizio di fra’ Girolamo Savonarola e di due suoi compagni si compì il 23 maggio 1498. Ma il posto di Savonarola non è più nel Quattrocento, è nel nostro avvenire. Egli è il più grande tra gli italiani che tentarono di purificare la Chiesa romana senza passare all’insurrezione teologica. Quegli italiani furono tutti sconfitti, però mezzo millennio dopo fra’ Girolamo è più attuale, più testimone/profeta, che nella breve stagione in cui fu guida anche civile dei fiorentini.
Lutero scrisse che Savonarola era stato suo precursore, e infatti il Nostro figurò alla base del monumento eretto nel 1868 a Worms al maestro della Riforma. Questa collocazione nel protestantesimo, che ha fatto contrastare gli studiosi, è nello stesso tempo errata e giusta. Errata, perché alla lotta disperata del priore di San Marco a Firenze mancò l’animus dell’eretico; e infatti si cominciò a parlare di una sua canonizzazione almeno nel 1592, quando divenne papa Clemente VIII che lo voleva santo (per molti egli è già santo, più di centinaia di altri). Giusta in quanto fra’ Girolamo effettivamente dimostrò assoluto l’imperativo di rifiutare la turpe corruzione della Chiesa. Rifiutarla a qualsiasi costo: Savonarola disse no al secondo papa Borgia che per comprarlo gli offriva il cardinalato, no ai consigli di prudenza dei molti che volevano salvargli la vita.

Con la sua visione apocalittica di una Chiesa da flagellare perché si rinnovasse, fu dunque uno dei massimi spiriti della storia cristiana. Ma fu anche protagonista politico, nel suo opporre lo “Stato popolare”, amico dei poveri non degli oligarchi, alla dominazione dei Medici. Fu infine, forse soprattutto, pensatore ‘laico’, cioè ideologo piuttosto che teologo. Combatté con coerenza impavida lo spirito dei tempi: assieme ai fiori del Rinascimento esso portava dissacrazione, permissività e una vocazione scettica coerentemente destinata a farsi cinismo. Il cattivo maestro Niccolò Machiavelli divenne segretario nella cancelleria fiorentina cinque giorni dopo la morte di Savonarola. Ma è al Bruciato sul rogo che dobbiamo se il pensiero del Rinascimento non si identifica intero con la teorizzazione della ferocia di Cesare Borgia, figlio di un papa più spregevole degli altri dei secoli neri della Chiesa.
A mezzo millennio dal rogo in piazza della Signoria avemmo convegni, mostre, qualche volgarizzazione televisiva. Perfino lo humour canagliesco di qualche vignettista aiutò a farci familiari coll’invitto domenicano. Tutto ciò non ci disse che i tempi a venire sono bui come quelli dei Borgia e dei Machiavelli. L’edonismo e il cinismo sono gli stessi, ma il consumismo è una corruzione che un tempo non operava. Allora essa si concentrava nella corte romana, prima in scelleratezza. Oggi pervade ‘tutto’, masse comprese. Le ideologie e le etiche che dominarono gli ultimi due secoli si sono spente in quanto pensiero.
Se la nostra modernità, la cultura occidentale, non è capace di galvanizzare le coscienze come le trascina il fondamentalismo islamico, o come potrà mobilitarle qualche altra fede politico-religiosa del mondo non industrializzato; e se le nostre economie saranno sconfitte dalla globalizzazione dei mercati, le crisi diverranno decisive e gli attuali sistemi di valori non reggeranno.
Se a prove così drammatiche non arriveremo, ugualmente dovremo trovare risposte a bisogni spirituali per i quali le formule tradizionali -marxismo, liberalismo, cristianesimo accomodante o modernizzante- non valgono più. A quel punto la lezione di Girolamo Savonarola, persino nelle espressioni e nelle opere del suo estremismo, acquisterà una cogenza improvvisa, finora non immaginabile.
amc