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L’ULTIMA VOLTA CHE L’AMERICA HA CREDUTO NELLE PRESIDENZIALI

novembre 2016 by:

Mai nella storia dell’impostura democratica (=della favola secondo cui il popolo è sovrano nelle urne) è stato possibile conoscere l’esito long term di un voto, con la certezza di quest’ultima settimana di campagna per la Casa Bianca. E’ al di là di ogni dubbio: l’8 Novembre 2016 ha fatto trionfare il peggiore dei contendenti e la peggiore delle politiche. Tra la candidata di duecentocinquant’anni di consorteria di potere (nonché di cento anni di senescenza accelerata del sistema) da una parte, e il candidato dell’American Rifle Association dall’altra, il meno peggio non era possibile: non esisteva. Lo dicevano esistente e benemerito solo i megafoni del pensiero unico continuista, capeggiati dall’imbonitore Barack Obama.

La vigilia dell’8 novembre ha trasformato in certezza, greve come pesante platino, il sentimento che la giovinezza e la creatività dell’America sono finite. Finite a partire da un secolo fa, quando l’adolescente Repubblica delle foreste e delle praterie fu fatta mutare geneticamente in peso massimo diplomatico-militare. Il manipolatore fu Woodrow Wilson (si veda l’e-book “Casi di Tre Imperi”, Internauta-online, 2016, alla sezione ‘La Giovinezza dell’America spenta un secolo fa). Wilson signoreggiò la catastrofica pace di Versaglia, fu il demiurgo di fallimenti gravi (Società delle Nazioni/ONU), dette alla luce feti morti (Jugoslavia, Cecoslovacchia), fece partire la reazione atomica cui si deve -oltre alla successione di sciagure belliche voluta da Franklin Delano Roosevelt, Kennedy, Johnson, Nixon, G W Bush, Obama- la degenerazione dell’America nel monstruum del più aggressivo capital-consumismo.

Volendo permettersi la scelta tra due gaglioffi estremi, gli USA avrebbero potuto risparmiarsi una ripugnante campagna elettorale da almeno due miliardi di dollari. Avrebbero potuto mettere in un cappello i nomi di un tot di malfattori di grosso calibro e farne estrarre uno da un bambino bendato.
Veniamo allora allo storico insegnamento del 2016. Stomacando il mondo, facendo giganteggiare la spregevolezza di un congegno di selezione dominato da forze deteriori, di fatto l’America ha annunciato il momento di passare dalle elezioni al sorteggio: dalla democrazia oligarchica (oligarchia dei peggiori) alla randomcrazia. Se è dimostrato che i miliardi e le canagliate dei ‘Due del 2016ì non erano necessarie al fine di identificare il Poco di Buono-in Chief, in avvenire basterà estrarlo a sorte, negli USA come dovunque. Estrarlo a sorte tra i segmenti sociali desiderati: sommi bricconi come quest’anno, sommi gestori, sommi avvocati, sommi operatori del male, farabutti. Però ai malvagi si potranno preferire gli oggettivamente buoni: creatori di valori, scienziati meritatamente Nobel, filantropi in grande, perfino eroi della carità.
Nessuno espresso dal sorteggio, negli USA o altrove, potrà fare peggio dei parlamentari e degli altri politicastri premiati dalle urne. E se innocui risulteranno i prescelti dal sorteggio per la Casa Bianca, necessariamente più innocui saranno i sorteggiati a condurre un municipio o un’azienda sanitaria. Beninteso, innocui solo se sorteggiati per turni brevissimi; se facilmente revocabili; se permanentemente sottoposti a organismi di controllo e a ‘giunte di sospetto’ : gli uni e le altre estratti a sorte tra persone in qualsiasi modo qualificate (piuttosto che titolari di un’inutile scheda elettorale). Il suffragio universale che abbiamo è pessimo, inutile alle plebi che voleva aiutare: i divari sociali si vanno allargando implacabilmente.
Del resto le molte centinaia di milioni di computer fanno già potenzialmente il Nuovo Suffragio Universale, il nuovo Popolo, la nuova Polis. Forse la parte più anziana e più incolta dei ceti inferiori dovrà lasciar fare a figli e a nipoti alfabetizzati al mouse e alla telematica: ma niente di male. Ora che anche le operaie delle filande lavorano ‘computer assisted’, esse come ogni altro ceto svantaggiato potranno tutelarsi da sé in termini di democrazia semi-diretta, con ben più vantaggio che spogliandosi di sovranità a vantaggio di politicanti e di sindacalisti (tanto più in quanto questi ultimi si troveranno progressivamente sdentati: la globalizzazione finirà col liquidare gli scioperi, sola arma del labour organizzato).

Se l’8 novembre l’orrido giano bifronte Clinton/Trump ha aperto l’era della liberazione dall’ oligarchia, così come 500 anni fa Lutero liberò il mondo germanico dalle infamie romane, dovremo esultare come Ulrico di Hutten, cavaliere e poeta della Riforma: “E’ di nuovo bello vivere!”.
AMC