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Houellebecq: basta Parlamenti governi il popolo

 

Per il Corriere della Sera, Michel Houellebecq “viene unanimemente riconosciuto come lo scrittore francese vivente più celebre nel mondo; di più, come un profeta”. E io, che cominciai attorno al 1973 a scrivere parecchie delle cose di Houellebecq –il sistema rappresentativo è una nave rovesciata; si profila la vendetta dell’uomo della strada, frodato e rapinato tutti i giorni dai suoi “rappresentanti”;  non crediamo più ai parlamenti, agli altri soviet da strapazzo e a tutti i prodotti del congegno elettorale;  aveva ragione Alvin Toffler ad annunciare “andiamo fatalmente verso il tracollo della rappresentanza; col tempo il referendum potrà farsi una volta al giorno, in quanto l’elettronica fornirà i gadget da quattro soldi che ci consentiranno di fare i legislatori da una poltrona di casa” –

io non posso che esultare quando il fortunato autore di “Sottomissione” si converte a una delle formule, già a lungo meditate dagli studiosi, di democrazia diretta.

Al Corriere Houellebecq ha detto: “La fattibilità tecnica è decisiva. Adesso la tecnologia rende possibile consultare le persone in modo puntuale. L’alibi classico contro la democrazia diretta tende a cadere. In Francia restiamo fermi

allo schema secondo cui il popolo non è una cosa seria. Eppure il solo paese che pratica la democrazia diretta, la Svizzera, non mi sembra poco serio”.

Alla domanda ‘qual è la sua idea di democrazia diretta?’ il Nostro ha dato la più concreta delle risposte:” Non ci sarebbe più un Parlamento. Le modifiche legislative sarebbero decise solo da referendum di iniziativa popolare. Quando sento qualcuno dire che la democrazia diretta è populismo, so che quella persona è contraria alla democrazia. La parola populismo è stata inventata, o meglio recuperata, come un insulto; quello di fascismo sarebbe troppo falso. Io sono populista. Non voglio rappresentanti. Voglio che il popolo decida su tutto”.

Chi si scandalizzi a sentire ‘Voglio che il popolo decida su tutto’, faccia pure la tara della licenza poetica che certo spetta alle persone d’ingegno. Soprattutto sappia che il passaggio alla tecnopolitica costerebbe poco, assai meno delle ruberie dei beneficiari della delega elettorale. Quarant’anni fa andai a chiedere al direttore per l’Italia di NCR (National Cash Register, gigante dell’elettronica, se già allora l’industria era in grado di fornire a prezzo infimo una periferica, un gadget ‘politico’ da installare, accanto ai contatori della luce e del gas, in ogni alloggio di un paese come il nostro. Il direttore rispose sì. Quarant’anni fa.

Chi sia turbato dall’idea di un “parlamento” di milioni di membri, consideri che la strada maestra della democrazia diretta (bonificata dei politici di mestiere) è il sorteggio. Al punto in cui è arrivata, la tecnologia può selezionare random, per sorteggio, qualunque numero di cittadini sovrani pro tempore e non rieleggibili,  (supercittadini), i quali posseggano le qualifiche volute, cioè immesse in un computer centrale, p.es. della Cassazione. Trattandosi di mezzo milione di persone, invece di 40 milioni di elettori, sarà facile fornire ai membri sovrani di questa Polis ‘ateniese’, ossia ristretta, gli elementi di giudizio per deliberare, oppure per attribuire a un altro corpo di sorteggiare-a-turno i ruoli di deliberatori, e persino, a valle di ulteriori selezioni a turno, il ruolo di governanti.

Houellebecq ha divinato una Polis possibile, molto migliore di quello che chiama “il sistema che non funziona più”. Ci dica però come strapperemo il potere agli usurpatori partitici che lo detengono. Se anche sorgesse un Mosè capace di convincere il popolo intero a volere la democrazia diretta, le carte e le corti costituzionali, i Tar, i sindacati, i diritti acquisiti e altri congegni di manomorta lo vieterebbero.

Occorrerà che Mosè sia non solo guida e ideologo: anche eversore totale, che rovesci le Istituzioni, che occupi fisicamente i loro palazzi, che chiuda in campi di lavoro i loro bonzi, quelli ‘puliti’ e venerati compresi. Un Mosè distruttore e riedificatore, che abbia fatto proprio il pensiero alla Houellebecq. In ogni caso non un riformista ai termini del sistema (che il Nostro dichiara morente), bensì un azzeratore antilegalitario dell’assetto che piace ai conservatori. Un invasato del futuro con la tempra di Ataturk, di Oliver Cromwell, meglio ancora di Maometto.

a.m.c.