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Se riaprisse Norimberga

Sono più di settant’anni  -il processo nella città di Hans Sachs e di Albrecht Duerer chiuse nell’ottobre 1946; si era aperto un anno prima- che ad intermittenza ciascuno di noi farnetica sulle grandiose opere di giustizia che la patria dei Due compirebbe se reinstallasse il suo Tribunale. Sulle forche morali da cui penderebbero tanti mascalzoni, parecchi dei quali  peggiori degli uomini di Hitler. Sappiamo perché non si processarono tanti altri corresponsabili delle decine di milioni di morti del secondo conflitto mondiale.

Fosse stata l’espressione della Giustizia astrale che le attribuiamo, Norimberga avrebbe dovuto sentenziare anche i più bellicisti tra i capi supremi delle potenze vincitrici: in testa, oltre a Stalin, quel Winston Churchill che smaniò  per una propria guerra grossa sin dal 1897, quando fece sparare contro gli indiani a casa loro (le prodezze contro i Boeri vennero dopo). Sul banco di Churchill avrebbe dovuto sedere anche Franklin Delano Roosevelt, che non era inferiore a Sir Winston per disprezzo delle vite umane: di quanto sangue grondò il sorgere dell’impero USA, vaticinato da Woodrow Wilson e fondato dall’icona del New Deal?

Oggi che la sventura più grave sofferta dall’umanità è la miseria di due miliardi di uomini, ci interroghiamo su chi sia il peggiore colpevole: gli sfruttatori colonialisti? i malfattori che si sono insediati al loro posto? i mercanti d’armi? chi ostacola il birth control? Giove che non piove? la desertificazione? l’arretratezza? Se in proposito si interroga l’Oracolo di Delfi è improbabile che risponda in modo chiaro: l’oscurità delle risposte era la tradizione delle Sibille antiche, femmine o maschi.

Una cosa è certa: passata la tragedia dei grandi conflitti mondiali, c’è un grosso plotone di scellerati che andrebbe  portato  in catene davanti ai giudici della Norimberga sognata. i governanti dei paesi ricchi e i loro diplomatici, consulenti ed economisti, che con le strategie e concezioni attuali rendono la miseria invincibile. Non solo non fanno il loro dovere contro la povertà estrema, ma in più organizzano vertici mondiali contro la povertà estrema. Il megaconsesso convocato undici anni orsono a Roma dalla Fao, gigantesco apparato burocratico dell’Onu per l’Alimentazione e l’Agricoltura, produsse nel 1997 dopo due anni e mezzo di negoziati una “Dichiarazione di Roma per la sicurezza alimentare mondiale”,  di valore pratico zero.  Ai sensi di essa “entro il 2015 il numero dei denutriti dovrà essere dimezzato”. Come sarebbe stato fatto?  Jacques Diouf, l’africano direttore generale della Fao, tagliò corto: “Il passo avanti è che i rappresentanti di 173 paesi hanno concordato gli obiettivi.  Devono essere messi a punto soltanto gli strumenti per raggiungerli”.  Soltanto.  E’ dei primi di febbraio 2017  la valutazione che l’attuale siccità africana minaccia direttamente di morte almeno 20 milioni di persone. La stima è stata fatta propria e divulgata da una fonte ufficiale vaticana. Tra parentesi: quando il  ‘rivoluzionario’  Bergoglio riconoscerà che la cieca avversione al controllo delle nascite è il più grave degli storici  peccati della Chiesa,  più grave p.es. della pedofilia?

Diouf e compagni, in aggiunta ai presidenti, monarchi , portaborse e cortigiani che andarono a Roma a blaterare insulsaggini  contro la fame: ecco una categoria di imputati da portare in ceppi a Norimberga. Per conseguire  la vitale Dichiarazione di Roma  -dopo la quale  ‘nulla sarebbe stato come prima’-  furono radunate   nella svergognata capitale di Scalfaro e di Wojtila le nomenklature del mondo intero, coi loro seguiti, portaborse, consorti, sodali e pierre, tutti indispensabili a divinare la lotta alla fame. In più quattromila giornalisti e molte migliaia di poliziotti, gorilla , etc. Cortei ufficiali, motociclisti. pranzi di lavoro e di ozio, intrattenimenti per consorti. Quanto latte in polvere sarebbe arrivato ai bambini subsahariani col bilancio del vertice di Roma?  I malfattori di cui sopra, e le loro signore,  non furono i peggiori nemici dell’umanità.  Però la loro espiazione ai lavori forzati farebbe effetto. A favore degli affamati si inventerebbe qualcosa di opposto ai vertici planetari.

Norimberga non dovrebbe punire soltanto i criminali estremi:  anche quelli intermedi e quelli apparentemente innocui. Per esempio quelle alte cariche, in particolare quei presidenti della Repubblica a volte prediletti dal popolo,  che accettano di farsi trattare con lo sfarzo di Buckingham Palace, del Quirinale e di altre regge. Perché non far loro provare la durezze delle vendette, secondo l’aspra lezione di Norimberga?

Gli sbarchi in tutte le Lampeduse, i naufragi, le traversate dei deserti, le altre tragedie della povertà prefigurano su scala ridotta le sciagure che verranno se continueremo a fare il niente d’oggi in pro del mondo della povertà.  Almeno un decimo della nostra ricchezza complessiva dovrà andare ai miserabili. Un giorno saremo divorati dal rimorso se batteremo la strada percorsa finora. La cosa da fare non è di attirarli nelle nostre banlieus e sotto i nostri ponti. Sono relativamente pochi i mentecatti  e gli ignoranti assoluti  che ‘sognano l’Occidente’ ,  sognano di venire a mendicare e a lavare latrine. Ci tocca  di spartire il nostro benessere con le loro nazioni, nei loro continenti,  perchè si riscattino dalla povertà. Detto più chiaro: spartire il nostro benessere vuol dire accettare di impoverirci, di tornare anche  agli stenti di un tempo. A questo mezzo cataclisma non riusciremo a sfuggire. Ovvio che dalla Grande Spartizione andrà esclusa in toto la classe dirigente delle ex-colonie: occorrendo si ripudierà la decolonizzazione.

I sinistristi e gli idealisti-bamba di casa nostra, che credono di combattere la povertà accogliendo clandestini e derelitti dal mondo intero, sono forti in empito sentimentale e deboli in logica, oltre che in etica personale. Sappiano che quando spartiremo  sul serio col mondo dei miseri, anche essi sinistristi e idealisti-bamba  dovranno arretrare nei livelli di benessere. Anche per loro il Welfare State  avrà meno risorse. Anch’essi dovranno pagare più tasse, se hanno un reddito. Persino i nidi d’infanzia, i disoccupati e i titolari di diritti  ‘acquisiti’  dovranno acconciarsi a qualche rinuncia, il giorno che i nostri paesi capiranno di dover lanciare un super Piano Marshall veramente mastodontico contro la povertà. Pretendere che si accolgano fisicamente  tutti i bisognosi del mondo è da scervellati. Sinistristi e idealisti-bamba lo pretendono perché sanno che non sarà mai fatto. Vedremo se il sentimento  filantropico li indurrà a fare la cosa grossa:  tornare di buon animo  alla parsimonia di quando non eravamo prosperi, in modo da  fare fino in fondo il dovere che incombe anche su loro.

Benestanti e ricchi dovranno subire i sacrifici maggiori. Se i poteri forti e gli appaltatori politici riusciranno a scansarli, sobillando gli elettori a vietare nelle urne la Grande Spartizione, anche qui non resterà che sperare nella durezza dei giudici di Norimberga.

a. m. calderazzi