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Dio forse non è morto, ma la Chiesa romana boccheggia

agosto 2017 by:

Il successore di papa Bergoglio non dovrà, per realismo, prendere il nome di Romolo Augustolo, ultimo imperatore d’Occidente?  E’ possibile che il papato stia vivendo l’ultima fase di una storia aperta duemila anni fa da Pietro di Betsaida. E’ da venti secoli che i cattolici convivono dolorosamente con un’istituzione che solo nelle catacombe e nei circhi dei martiri è stata all’altezza dei suoi ideali.

Ovvio, non incombe la fine del gigantesco organismo temporale chiamato Chiesa romana. Quello potrà sopravvivere a lungo senza una ragione, come fa per esempio l’Onu, inutile da un settantennio.  E’ il ruolo spirituale della Chiesa che sta finendo. A differenza che nel passato lontano, la Chiesa non riesce più a legittimarsi come “voluta da Gesù”. Cristo deve avere orrore di questo mondo che la Chiesa di Pietro ha partecipato a gestire nei secoli. Oggi forse nessuno degli assetati di Dio – il più insignificante dei quali sono io che vado alla Messa per amore – è più in grado di accettare dubbie verità quali la “infinita bontà di Dio”. Gli uomini sanno di avere adorato numerosi Iddii malvagi, non buoni. Povero Johann Sebastian Bach, il più cristiano di tutti noi, per il quale la Misericordia celeste era certezza!

Che il mondo sia sopraffatto dal Male è ciò che lamentavano gli eresiarchi del passato; che avessero ragione lo dimostrava il fatto che la Chiesa potesse mandarli al rogo. Oggi la sconfitta di Dio di fronte al Male è nozione largamente accettata, tuttavia la Chiesa continua faticosamente a parlare di onnipotenza divina. Anzi arriva a proporre un “mantello di Maria” che protegga coloro che soffrono. E’ sicuro, il Mantello non esiste.

Non sarebbe minacciata di morte, la Chiesa cattolica, se si liberasse dei miti che un tempo generò e oggi risultano menzogne. Se si proclamasse semplicemente madre degli orfani di Dio. Se dichiarasse che le sue basiliche e le sue liturgie sono luoghi per confortare quanti rimpiangono il Padre ignoto, non per prolungare speranze impossibili. Venti secoli dopo, la Chiesa non può promettere altro che affetto verso chi vorrebbe conoscere il Padre, verso chi non si contenti di ammirare all’infinito l’eroismo del Nazareno sulla croce. La Chiesa non sa perché il Cristo è comparso sulla Terra una sola volta. Non sa perché il Padre tace in eterno; anzi – recita un Vecchio Testamento feroce – fa morire chi riesca a vedere il volto divino.

Ecclesia non affermi più di conoscere le grandi verità. Venti secoli di congetture bastano. E’ tempo che la maggiore di tutte le compagini spirituali si riconosca impotente e anche bugiarda. Propalatrice di schemi, di costruzioni inventate. L’Assoluto è un padrone duro, non perdona i servitori infedeli.

Bergoglio stesso avrebbe dovuto prendere il nome di Romolo Augustolo. L’ultimo imperatore fu proclamato che era un giovinetto; suo padre, il patrizio Oreste, resse brevemente l’ultimo avanzo di impero. Dal punto di vista del futuro cattolico, anche papa Francesco è una innocente ‘non entity’.

Aveva suscitato speranze messianiche, quali nessun altro pontefice di cui si sappia. I suoi gesti iniziali avevano indotto a vagheggiare che si rivelasse ben più che il capo dei cattolici devoti: anche dei cattolici dissenzienti, anche dei protestanti, dei cristiani d’Oriente, dei credenti d’altre fedi, dei non credenti, di ogni altro uomo che viva un Avvento troppo lungo. Gli esordi di Bergoglio lo avevano proiettato come il massimo spirito del mondo. Avesse deciso di candidarsi, con scelte concretamente rivoluzionarie – non con parole –  a essere il Mosè del mondo, nessuno sul pianeta avrebbe potuto contrapporsi. Invece Bergoglio decise di essere nessuno, e tale è oggi. Logico che paghi, con un’irrilevanza quasi estrema, per essere apparso ciò che non era, l’operatore di una svolta epocale.

Che avrebbe dovuto fare per non deludere tanto gravemente?  Avrebbe dovuto compiere azioni, atti veri, da grande Giustiziere del troppo male operato dalla Chiesa, dal Medio Evo di ferro alla lunga età nepotista, dai delitti dei papi rinascimentali all’accanita opposizione, al controllo delle nascite (“ogni nascita è un dono di Dio”, “la Terra ha pane per tutti, basta che i ricchi lo donino invece di venderlo”). Si continua a riproporre la bontà della Provvidenza, quando si è certi che la Provvidenza è negata dalla realtà.

Per dimostrare d’essere distruttore per amore, Francesco avrebbe dovuto ripudiare la continuità, cominciando dall’abbandonare Roma coi suoi troppi palazzi straordinari e le sue troppe fontane: autentici corpi del reato, prove assolute del lungo tradimento del Vangelo.

A.M.Calderazzi